Otosclerosi cosa significa?

Il termine otosclerosi cosa significa? Innanzitutto deriva dall’unione di due parole greche: Oto=orecchio e Sclero=duro. Infatti, è una patologia che colpisce l’orecchio umano e, in particolare, la catena ossiculare. Tale patologia, comporta una diminuzione progressiva della capacità uditiva.

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Quando ci chiedono “otosclerosi cosa significa?”, innanzitutto, diciamo che viene definita anche “otospongiosi” e comporta una crescita anomala del tessuto osseo nei dintorni della “staffa”. Questa condizione causa un’immobilità ed un irrigidimento, impedendo la corretta trasmissione dei suoni. Questo fenomeno infiammatorio, determina un inevitabile abbassamento progressivo e degenerativo della sensibilità uditiva.

orecchio otosclerosi

In medicina, viene definita come una malattia della capsula labirintica. Si caratterizza da focolai di riassorbimento osseo, con successiva nuova ossificazione anomala.

Le aree anatomiche interessate dalla patologia, sono la “Fissula Ante Fenestram” e la “Fossula Post Fenestram”. Quest’ultime, sono situate ai margini della finestra ovale (vedi figura accanto).

EZIOPATOGENESI

L’eziopatogenesi ( lo studio della causa della patologia) ha accertato la trasmissione genetica della patologia e dei possibili fattori ormonali che incidono sul metabolismo del calcio. Questi, infatti, influiscono sulla presentazione della patologia.

L’età di insorgenza dell’otosclerosi, è di 50 anni circa. Le donne sono colpite, statisticamente, il doppio rispetto agli uomini. L’insorgenza nelle donne si verifica, talvolta, dopo la menopausa.

La presentazione della patologia è spesso bilaterale (colpisce entrambe le orecchie). Tuttavia, questa bilateralità, può verificarsi successivamente ed interessare, in un primo momento, soltanto un orecchio. Spesso, esiste un’asimmetria audiometrica (orecchie con udito diverso). In base alla locazione del focolaio, avremo 2 possibili presentazioni cliniche:

  1. Focolai che colpiscono solamente la capsula labirintica (presentazione rara della patologia). Questi eventi, causano l’insorgenza di un’ipoacusia neurosensoriale;
  2. Focolai che invadono il legamento “Stapedo-Ovale”, impediscono il corretto movimento della staffa. Questo fenomeno, causa una rigidità della staffa, comportando una conseguente ipoacusia trasmissiva. Quest’ultima, è a sua volta, destinata a trasformarsi in un’ ipoacusia mista (sia di natura trasmissiva che neurosensoriale) per l’azione istotossica degli enzimi prodotti dal focolaio.

SINTOMI

Con l’insorgenza dell’otosclerosi, andremo incontro alla presentazioni di specifici, ma non esclusivi, sintomi:

  1. Ipoacusia di natura Trasmissiva o Mista;
  2. Possibilità di insorgenza di Acufeni;
  3. Fenomeni vertiginosi.

Molti pazienti, iniziano ad accorgersi dei primi sintomi manifestando la sensazione di sentire, appunto, meno. Questo tipo di patologia può essere, infatti, associata ad Acufeni.

Spesso, infatti, visitiamo pazienti inconsapevoli di essere affetti da otosclerosi che lamentano soltanto una diminuzione della sensibilità d’udito.

DIAGNOSI

Le informazioni che, spesso, ci riportano i pazienti, solitamente adulti, riferiscono di una progressiva perdita dell’udito, talvolta, bilaterale e insorta in età giovanile. Questa, generalmente, non è associata ai classici disturbi  (dolore, secrezioni dell’orecchio). E’ frequente, una familiarità per sordità. Nelle donne, invece, è tipico l’aggravamento in corso di gravidanza, allattamento, mestruazioni e menopausa.

La diagnosi di Otosclerosi viene emessa dallo specialista Otorino, in seguito  alla presentazione e visione di esami strumentali quali:

  1. Otoscopia;

  2. Audiometria;

  3. Timpanogramma;

  4. Rilevamento del Riflesso Stapediale

1. Otoscopia

Per otoscopia si intende, la visualizzazione dell’orecchio attraverso un apposito strumento, chiamato “otoscopio”. Nella valutazione dell’otosclerosi, questa videata risulterà normale. La motivazione risiede nel fatto che, l’infiammazione si localizza in un punto più interno della cassa timpanica.

2. Audiometria

L’audiometria consiste in un esame audiometrico vocale e tonale. Il primo identificherà la capacità di riconoscere le parole. Il secondo, invece, mostrerà la quantità della diminuzione uditiva.

E’ curioso sapere che, in alcuni casi, i pazienti affetti da otosclerosi, riescono addirittura ad avere una migliore udibilità della voce. Infatti, rispetto ai normoudenti (persone che sentono bene), in ambienti dove ci sono rumori di fondo, riescono a sentire meglio. Questo segno clinico, viene, infatti, definito “Paracusia di Willis” .

3. Timpanogramma

Il timpanogramma è un esame strumentale in grado di verificare l’elasticità della membrana timpanica. Tuttavia, nel caso specifico, risulterà simil a quello normale, con una sola piccola differenza nel gradiente più basso (il grafico risulterà avere un picco di intensità più basso).

4. Rilevamento del Riflesso Stapediale

Nell’otosclerosi, il rilevamento del Riflesso Stapediale risulterà assente, a causa della fissità della staffa. Tuttavia, si caratterizza, molto spesso, nelle prime fasi di manifestazione dell’otosclerosi stessa, con un effetto detto “on-off”.

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TERAPIA E TRATTAMENTO

Oltre a chiederci “otosclerosi cosa significa?”, spesso i pazienti ci domandano se esistono dei trattamenti efficaci per contrastarla.

A tal proposito, possiamo dire che, i trattamenti in caso di otosclerosi, sempre dopo un’attenta valutazione a carico dello specialista, risultano essere 2:

La protesizzazione acustica rappresenta, sicuramente, la soluzione meno invasiva per migliorare le difficoltà uditive legate all’otosclerosi. Nella maggior parte dei casi, viene preferita all’intervento chirurgico sostanzialmente per due motivi:

  • per il timore di sostenere un intervento chirurgico;
  • o semplicemente perché, molto spesso, essendo l’otosclerosi una malattia degenerativa, anche dopo l’intervento chirurgico è richiesto l’ausilio di dispositivi acustici.

Per quanto riguarda la terapia chirurgica, l’intervento consente di ripristinare – in tutto o in parte –  il sistema di trasmissione del suono. Tuttavia, attualmente, non è ancora in grado di bloccare gli effetti degenerativi della malattia.

I risultati, spesso, non totalmente risolutivi del problema, inducono i pazienti, nella maggior parte dei casi, ad optare per la soluzione alternativa. Gli apparecchi acustici, infatti, aiutano le persone a sentire meglio, senza nessun tipo di controindicazioni.

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Gli interventi chirurgici in materia, si dividono in due tipologie:

  1. STAPEDOTOMIA
  2. STAPEDECTOMIA

STAPEDOTOMIA

Intervento chirurgico che prevede la realizzazione di un foro nella “platina anchilosata” (la platina della staffa che si inserisce nella finestra ovale). Attraverso questo foro, viene inserita una protesi artificiale che verrà fissata al processo dell’incudine. Questo, consentirà una migliore trasmissione del suono verso l’orecchio interno.

STAPEDECTOMIA

Intervento chirurgico che comporta l’esportazione dell’ossicino colpito dalla patologia (la staffa) e la sua completa sostituzione con una protesi artificiale.

 

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Dott. Maurizio Saliola